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ARMATORI ITALIANI E MARITTIMI ITALIANI: PUNTI DI SCONTRO E DI INCONTRO.

Agosto 25, 2026

Armatori italiani e marittimi italiani: punti di scontro e di incontro

Il rapporto tra armatori e marittimi non è una semplice contrapposizione tra datore di lavoro e lavoratore. A bordo della nave, interessi economici, responsabilità giuridiche, sicurezza e professionalità sono strettamente collegati: l’impresa organizza e finanzia l’esercizio, mentre il personale navigante ne rende possibile l’attuazione concreta, assumendo direttamente i rischi della vita e del lavoro in mare.

Principali punti di scontro

Tema Interesse armatoriale Esigenza dei marittimi Possibile equilibrio
Retribuzioni Contenere il costo del lavoro e restare competitivi Difendere salari e potere d’acquisto Retribuzioni adeguate, produttività e welfare
Composizione degli equipaggi Flessibilità e riduzione dei costi Organici sufficienti e tutela dell’occupazione italiana Tabelle di armamento fondate sul carico reale di lavoro
Orari e riposi Garantire continuità operativa Evitare fatica, turni eccessivi e riposi solo formali Pianificazione verificabile dei turni
Durata degli imbarchi Maggiore continuità e minori costi di avvicendamento Rotazioni prevedibili e vita familiare sostenibile Programmazione anticipata di imbarchi e avvicendamenti
Formazione Disponibilità immediata di personale certificato Costi elevati dei corsi e difficoltà burocratiche Formazione finanziata e assunzione degli allievi
Sicurezza Evitare ritardi, fermi e costi aggiuntivi Poter sospendere un’attività pericolosa Stop Work Authority realmente applicabile
Responsabilità Affidamento operativo al comandante e all’equipaggio Evitare che ogni evento sia attribuito al solo “errore umano” Chiara ripartizione delle responsabilità nave–terra
Personale straniero Reperire equipaggi e contenere i costi Timore di sostituzione e dumping contrattuale Parità di trattamento e valorizzazione delle professionalità
Innovazione Automazione, efficienza e riduzione dei consumi Timore di perdita di posti e dequalificazione Riqualificazione per nuove tecnologie e combustibili

Il nodo più delicato: pressione commerciale e sicurezza

Il contrasto diventa particolarmente grave quando le esigenze commerciali interferiscono con le decisioni nautiche. Ritardi, consumo di combustibile, rispetto degli itinerari e produttività non possono prevalere sulla sicurezza della nave.

Il comandante conserva la responsabilità delle decisioni immediate, ma l’organizzazione di terra deve garantirgli:

  • equipaggio sufficiente;
  • manutenzione e mezzi adeguati;
  • tempi operativi realistici;
  • libertà di segnalare le criticità;
  • assenza di conseguenze negative quando interrompe un’operazione non sicura.

Attribuire automaticamente un sinistro all’errore del comandante o dell’equipaggio può nascondere fattori organizzativi più profondi: organico insufficiente, fatica, manutenzione differita, procedure inadeguate o pressione esercitata dalla compagnia.

I principali punti di incontro

1. Sicurezza della navigazione

La sicurezza è il primo interesse comune. Per il marittimo significa tutela della vita e della salute; per l’armatore significa protezione della nave, del carico, dell’ambiente e della reputazione aziendale.

La normativa internazionale impone condizioni minime relative a contratto, salari, riposi, rimpatrio, cure mediche e vita a bordo. Questi aspetti sono disciplinati dalla Maritime Labour Convention dell’ILO. Anche l’IMO collega direttamente organizzazione delle guardie, riposi e prevenzione della fatica alla sicurezza della navigazione: i turni devono essere predisposti in modo che il personale sia effettivamente idoneo al servizio, non soltanto formalmente in regola con i registri (IMO – Hours of work and rest).

2. Carenza di personale qualificato

La scarsità di ufficiali, direttori e personale specializzato danneggia entrambe le parti. Gli armatori rischiano di non poter armare regolarmente le navi; i marittimi già occupati subiscono maggiore carico di lavoro e difficoltà negli avvicendamenti.

Occorre quindi:

  • rafforzare il collegamento tra istituti nautici, accademie e compagnie;
  • garantire posti d’imbarco agli allievi;
  • finanziare corsi e aggiornamenti obbligatori;
  • ridurre i tempi amministrativi per certificati e abilitazioni;
  • costruire percorsi di carriera trasparenti.

La carenza di personale è stata definita dallo stesso armamento particolarmente critica, soprattutto nei periodi stagionali, promuovendo incontri diretti tra studenti e compagnie (Assarmatori).

3. Attrattività del lavoro marittimo

Non è sufficiente invitare i giovani a scegliere il mare: bisogna rendere la professione sostenibile. Retribuzione, qualità degli alloggi, connessione con la famiglia, assistenza sanitaria, durata degli imbarchi e certezza della carriera sono ormai fattori decisivi.

Il CCNL unico dell’industria armatoriale sottoscritto l’11 luglio 2024, valido fino al 31 dicembre 2026, interessa circa 63.000 marittimi e oltre 8.000 lavoratori di terra. Ha introdotto interventi economici, assistenza sanitaria, previdenza, connessione internet a bordo e valorizzazione degli allievi: un esempio concreto di incontro tra competitività e condizioni di lavoro

4. Competitività della bandiera italiana

Una bandiera nazionale competitiva non può fondarsi soltanto su agevolazioni fiscali o riduzione dei costi. Deve poggiare su:

  • certezza normativa;
  • amministrazione marittima efficiente;
  • qualità degli equipaggi;
  • rispetto dei contratti;
  • continuità occupazionale;
  • elevati standard di sicurezza.

L’eccellenza professionale dei marittimi italiani rappresenta un valore economico per l’armatore e un elemento di prestigio per l’intero sistema marittimo nazionale.

Una possibile piattaforma comune

Armatori e marittimi potrebbero convergere su sei obiettivi:

  1. osservatorio permanente sulla disponibilità e sulle qualifiche del personale;
  2. valutazione degli organici sulla base del carico effettivo di lavoro;
  3. finanziamento strutturale della formazione e degli imbarchi degli allievi;
  4. programmazione trasparente delle rotazioni;
  5. tutela di chi segnala anomalie, pericoli e mancati riposi;
  6. formazione congiunta su digitalizzazione, automazione e combustibili alternativi.

Conclusione

Il vero punto di scontro non è tra chi possiede la nave e chi vi lavora, ma nella distribuzione dei costi, dei rischi e del potere decisionale. Il punto di incontro è invece evidente: senza imprese solide non esiste occupazione marittima, ma senza marittimi qualificati, tutelati e ascoltati non esiste un’industria armatoriale sicura e competitiva.

La nave deve quindi essere considerata come un unico sistema: le decisioni vengono spesso prese a terra, ma le loro conseguenze si manifestano in mare. Solo un rapporto fondato su responsabilità reciproca, dialogo e cultura della sicurezza può tutelare contemporaneamente l’impresa, il lavoratore e l’interesse marittimo nazionale.

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Ufficio Stampa COSMAR

Media & Communications — Comitato per la Salvaguardia della Dignità dei Marittimi. Redazione a cura dell’Ufficio Stampa COSMAR.

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