Due biglietti di terza classe, destinazione Salerno, per un sogno iniziato 60 anni fa

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     Due biglietti di terza classe per un sogno iniziato 60 anni fa

Un viaggio al molo Trapezio per scoprire l’intuizione del Gruppo Gallozzi

Di Anna Capasso

Due biglietti di terza classe, un’intuizione e il desiderio di avviare una propria attività imprenditoriale: gli ingredienti che hanno reso realtà il sogno di due giovani. Giuseppe e Titina, l’uno di 29 anni, l’altra di 22 che hanno visto in Salerno il luogo ideale per sviluppare l’economia del mare. Così, nei primi anni ’50, a bordo di un treno locale si trasferirono da Napoli a Salerno e nel 1952 fondarono quella che oggi è una delle aziende terminalistiche più importanti in Italia: il gruppo Gallozzi. Da allora molte cose sono cambiate, i mercati si sono intensificati e gli interessi commerciali sono mutati, ma l’azienda Gallozzi continua ad essere un punto di riferimento per il mercato internazionale in Italia.

Siamo andati a Salerno, al molo Trapezio, dove ha sede la Salerno Container Terminal SpA, una delle venti società del Gruppo Gallozzi, a scoprire come quel sogno di due ragazzi si sia rivelato un’idea vincente, consentendo una continua crescita di traffici e di competitività del porto di Salerno. Gli ultimi dati indicano, infatti, che la Sct Spa ha movimentato nel 2017 circa l’80% delle merci in contenitori lavorate nello scalo salernitano, attestando il proprio trend anno su anno al +18%. Dati che lasciano presagire per i prossimi 12 mesi ulteriori margini di miglioramento.

Ci ha accolti al porto Giuseppe Gallozzi, nipote del Presidente Agostino Gallozzi, che ci ha guidato nella visita al Terminal. Siamo partiti dalla porta d’ingresso al terminal Sct. Qui sono stati realizzate 5 corsie, 4 per il passaggio veloce di camion già provvisti di documenti identificativi del carico e un quinto riservato ai camion con merce non ancora certificata secondo le ultime normative relative all’imbarco delle merci. Dal 1° luglio 2016, infatti, è in vigore la normativa Solas (Safety of Life at Sea) che richiede la pesatura dei containers prima che vengano caricati sulla nave. Il regolamento impone di determinare la “verified gross mass” (VGM), che documenta il risultato dell’operazione, comunicandolo alla compagnia di navigazione.

La visita è proseguita verso l’area operativa. L’impresa lavora su tre banchine: la principale si trova sul lato levante e ha fondali di 11,80 m., destinata alle navi con un pescaggio più elevato (ormeggi: 13-14-15). L’ormeggio in testata, n.16., ha una lunghezza di 140 m., utilizzato principalmente per navi feeder, con un fondale di 9,50 m. Sul versante di ponente, in corrispondenza degli ormeggi  17-18-19 si ha un fondale più basso, 9 m., riservato alle navi con un pescaggio inferiore. Si è, quindi, in attesa dell’attuazione dei lavori del Grande Progetto di cui il principale intervento è il dragaggio dei fondali che dovrà arrivare a 15 m. di profondità. L’opera, una volta ultimata, renderà le banchine accessibili a tutte le navi di nuova generazione.

Anche i container vengono posizionati nell’area di levante o a quella di ponente, in base alla zona in cui è previsto l’attracco delle compagnie interessate a quel tipo di container. “L’obiettivo è ridurre al minimo il tempo di sosta della nave in porto – spiega Giuseppe Gallozzi – Abbiamo un tempo che oscilla da 4 ore per le navi più piccole, alle 18 per quelle più grandi. Il nostro lavoro si divide su due fronti. L’attenzione è posta da un lato alle navi, da movimentare nel più breve tempo possibile, dall’altro ai trasportatori locali, che completano i trasferimenti da e per il porto. Il nostro impegno è rivolto anche ad assicurare loro il minor tempo di attesa possibile. Attualmente utilizziamo circa 600 camion al giorno”.

Il funzionamento delle banchine è garantito dai numerosi mezzi che il Gruppo ha in dotazione.  Ben cinque gru, di cui tre consentono di raggiungere la 15esima fila e due, più grandi e moderne, la 20esima fila. Alle gru si aggiungono anche altri mezzi utilizzati per la movimentazione dei container nel terminal come i reach stackers o i Rubber Tired Gantry (Rtg). Tutti i mezzi hanno a bordo un veicolare che consente di sapere, in ogni momento, l’esatta posizione dei diversi container nel terminal. “Entro il 2019 sono previsti ulteriori grandi investimenti per l’acquisto di mezzi meccanici che man mano sostituiranno quelli oggi operativi”, spiega Giuseppe Gallozzi.

Passiamo davanti alla postazione predisposta per le verifiche doganali della merce in esportazione e in importazione. I controlli sono effettuati su richiesta dell’Autorità doganale. Prima di tornare nella sede della società, Giuseppe Gallozzi ci mostra l’area, presso la banchina Ligea, di oltre 5mila mq. dove viene stoccata la merce sfusa, prevalentemente rame e alluminio, in attesa della consegna. È un’attività che il Gruppo sviluppa in partecipazione con un altro operatore portuale. “Noi ci occupiamo – dichiara Giuseppe Gallozzi – di trasferire la merce dalla nave al magazzino. Mentre l’attività di stoccaggio e trasferimento è in capo all’altro operatore portuale, l’agenzia De Cesare”.

Terminato il giro del terminal, ci spostiamo nella sede del Gruppo dove ad attenderci c’è il Presidente Agostino Gallozzi. Al Terminal lavorano 230 persone, quello che però emerge con forza dall’incontro è il costante impegno nel migliorare la funzionalità e l’organizzazione dell’impresa.  Il 90% del traffico del Gruppo è di container, il 10% è di merce varia tra alluminio e rame. In merito, invece, ai traffici, la percentuale è 60% export, 40% import. “Il nostro scopo è bilanciare i flussi di importazione ed esportazione. L’area di Salerno – spiega ancora Agostino Gallozzi – è fortemente orientata all’export, noi sfruttiamo questo vantaggio per attrarre compagnie di navigazione sulle quali poi lavoriamo per sviluppare anche l’import”.

“L’obiettivo – conclude il Presidente – è offrire un prodotto di qualità, avere un livello elevato di efficienza e avere una presenza molto forte sul mercato. Tutto ciò senza perdere di vista il ‘non cliente’ perché l’efficienza di una compagnia è valutata in base a questo. Il cliente diretto del terminal – spiega Gallozzi – è la compagnia di navigazione, il ‘non cliente’ sono i caricatori, importatori e esportatori, cioè tutto il sistema che guarda al porto per connettersi con l’economia del mondo. Al cliente non interessa il terminal come attività ‘stand alone’, cioè solo di sbarco e imbarco, ma è interessato a come il terminal riesca a collegare in maniera efficiente il flusso delle navi con il flusso della merce”.

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