NEWS del 31 marzo 2018 – Lo scandalo e la vergogna di Lipari: l’hostess Orlova scrive al comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo.

By | 31 marzo 2018

  Il comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari T.V. (CP) Paolo Margadonna, dopo 9 mesi di silenzio, forse per aver perso le funzionalità della vista e dell’udito, a seguito delle news di COSMAR, convoca l’hostess del Lutetia al fine di conoscere gli accadimenti che la vedono invalida.

La nostra Anastasiia Orlova, non potendo recarsi a Lipari per ovvie ragioni di salue, invia al Margadonna una memoria, come di seguito: “In data 28 giugno 2017, ero imbarcata, in qualità di membro dell’equipaggio / hostess,  a bordo dell’imbarcazione da diporto ad uso commerciale Aicon 75 Fly “Lutetia” – battente bandiera italiana e registrata al n. PA2851D, ormeggiata presso il porticciolo dell’Isola di Lipari, armata e di proprietà di Azure Embark S.r.l., con sede legale in Milano – 20121, Via Sant’Andrea 7 ed uffici operativi in Milazzo(ME)- 98057, Lungomare Garibaldi s.n. – F206, il cui legale rappresentante era il Sig. Manuel Siclari.

Intorno alle ore 02.00 circa, durante le mie mansioni, mentre ero impegnata sul fly deck (ponte superiore) dell’imbarcazione a rassettare accappatoi, teli da bagno e quant’altro lasciato incustodito e in disordine dai passeggeri, scivolavo rovinosamente dalla scala interna dell’imbarcazione stessa.

A seguito del grave trauma subito, venivo dapprima trasportata in stato di incoscienza con ambulanza presso il Pronto Soccorso del Presidio Ospedaliero di Lipari, dove i sanitari constatavano un politrauma di dinamica maggiore: “trauma cranico commotivo con ematoma sottocutaneo imponente che diastasa i margini di 2 ferite lacero contuse parietoccipitale sn – frattura distale scomposta e ad latum del femore sinistro”, con prognosi di 30 giorni salvo complicazioni.

Venivo poi, dopo poche ore, trasferita in codice rosso mediante elicottero del 118 al Pronto Soccorso dell’Ospedale Policlinico G. Martino di Messina, ove veniva formulata la seguente diagnosi: “…politrauma: frattura scomposta terzo distale femore sx., trauma cranico con frattura incompleta della teca cranica e ferite lacero contuse regione occipito-parietale, anemia emorragica” .

In data 29 giugno 2017 venivo trasferita in sala operatoria per sutura della ferita lacero contusa alla testa e sottoposta a due programmi di emotrasfusione per la grave emorragia subita. In data 30 giugno 2017 venivo sottoposta ad intervento chirurgico all’arto inferiore sinistro per riduzione e sintesi della frattura con applicazione di placca “LISS” a stabilità angolare a 7 fori diafisari con 5 viti secondo tecnica MIPPO.

In data 12 luglio 2017 venivo dimessa dall’ospedale Policlinico G. Martino con la seguente anamnesi: “caduta accidentale durante attività lavorativa (proveniente dal nosocomio di Lipari)” (vedasi allegato n. 3) ed immediatamente ricoverata presso l’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno d’Italia Ganzirri-Messina (GIOMI) per la fase riabilitativa, con dimissione avvenuta il 25 agosto 2017 .

Dopo le dimissioni dal centro riabilitativo ero costretta ad utilizzare il supporto delle stampelle e continuavo a percepire forte dolore all’arto inferiore sx. Dopo le dimissioni dal centro riabilitativo non venivo più contattata dalla referente locale del datore di lavoro, Sig.na Giulia Di Leo, né venivo in seguito in alcun modo assistita e/o supportata dal datore di lavoro.

In aggiunta, con comunicazione del 6 ottobre 2017, senza alcuna assistenza e priva di qualsiasi supporto previdenziale, ricevevo lettera di licenziamento da parte del datore di lavoro Azure Embark Srl.

Ai fini di una corretta ricostruzione dell’accaduto, davo mandato allo Studio Legale Garbarino Vergani di Genova e all’Associazione COSMAR – Comitato per la salvaguardia della dignità dei marittimi, di svolgere le opportune investigazioni a tutela dei miei diritti ed interessi. A fronte dell’intervento dei legali e di COSMAR e delle varie istanze di accesso agli atti ed iniziative promosse nel mio interesse, emergeva la seguente preoccupante ed invero anomala situazione:

  1. il Comandante dell’imbarcazione, Sig. Francesco Cannone, ometteva di depositare dichiarazione di evento straordinario ex art. 60 del Decreto Legislativo 18 luglio 2005, n.171 (Codice della Navigazione del diporto) e pertanto ometteva di denunciare all’Autorità Marittima l’infortunio occorso a bordo;
  2. il datore di lavoro, nella persona del legale rappresentante pro tempore Sig. Manuel Siclari, ometteva di denunciare all’INAIL l’infortunio occorso a bordo dello yacht;
  3. l’Ufficio Circondariale Marittimo di Lipari, veniva informato dai miei legali del sinistro in oggetto e formalizzava accesso agli atti e denuncia quale Autorità locale di Pubblica Sicurezza di cui all’art. 54 del DPR 1124/1965,;
  4. il presidio Ospedaliero di Lipari ed il Policlinico G. Martino di Messina non procedevano a trasmettere notizia di reato alla competente Procura della Repubblica nonostante le gravi lesioni subite e l’infortunio occorso sul luogo di lavoro;
  5. i due suddetti istituti ospedalieri omettevano altresì di denunciare l’infortunio sul luogo di lavoro all’INAIL;
  6. solo a seguito di denuncia da parte dei miei legali dell’infortunio subito all’INAIL – Ufficio di Locri, nella persona della Dott.ssa Francesca Franco,  l’Istituto provvedeva a contattare il datore di lavoro Azure Embark S.r.l., il quale trasmetteva denuncia di sinistro postuma in data 18 dicembre 2017 , negando addirittura l’infortunio sul luogo di lavoro e determinando così il rigetto della pratica assistenziale e previdenziale da parte dell’Istituto.

A seguito poi del continuo forte dolore alla gamba sinistra e dei vari accertamenti diagnostici svolti, nel mese di gennaio 2018 emergeva come l’intervento chirurgico di riduzione e sintesi della frattura del femore, eseguito presso l’ospedale G. Martino dal 1° Chirurgo Dott. Letterio D’Andrea, Aiuto Chirurgo Dott. Fulvio Furci e dagli assistenti Dott.ri Salvatore De Francesco e Bruno Cavalieri, fosse del tutto inidoneo, se non integralmente errato, certamente non svolto a regola d’arte . Il giorno 16 gennaio 2018 subivo pertanto un secondo intervento chirurgico , la cui cartella clinica ho già richiesto e venivo in seguito ricoverata presso la struttura riabilitativa, dalla quale sono stata dimessa il 3 febbraio 2018.

In data 7 febbraio 2018 i miei legali inoltravano formale lettera di diffida nei confronti del datore di lavoro Azure Embark Srl, rimasta priva del benché minimo riscontro, per richiedere il corretto e dovuto inquadramento del rapporto di lavoro, anche per la precedente stagione estiva 2016 ed il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale patito.

Solo a seguito di ulteriore formale sollecito del 27 febbraio 2018 , in data 7 marzo 2018 il Sig. Manuel Siclari, legale rappresentante di Azure Embark Srl, per il tramite dell’Avv. Giuseppe Zanghì del Foro di Messina,  negava che la sottoscritta fosse mai stata imbarcata sullo yacht Lutetia né su altra imbarcazione di Azure Embark; negava addirittura che l’infortunio fosse avvenuto sull’imbarcazione Lutetia; affermava ripetutamente che le mie mansioni fossero solo a “terra” e limitatamente alla pulizia e riassetto delle cabine  e dei servizi igienici;  suggeriva persino di riflettere con serenità sulle imprevedibili conseguenze di un contenzioso .

Preciso che per la stagione 2017 mi era stato sottoposto e avevo sottoscritto contratto di lavoro che formalmente prevedeva il mio impiego a terra e per un limitato periodo di ore . In realtà, sia sotto il profilo delle ore lavorate, che della qualità della prestazione lavorativa da me fornita, l’attività svolta era quella di hostess di bordo, come già avvenuto nel corso del periodo estivo 2016, nel quale non era stato formalizzato alcun contratto.

Per completezza allego alla presente dichiarazione set fotografico e video, anche su supporto informatico, da cui si evincono le mie mansioni a bordo delle imbarcazioni della Azure Embark, che già di per sé smentiscono le affermazioni del legale rappresentante della Azure Embark, contenute nella missiva del 7 marzo 2018; nonché evidenza dei bonifici percepiti nella stagione estiva, che evidentemente non corrispondono ad un semplice asserito part-time orizzontale di 20 ore per semplici mansioni di pulizia delle cabine e servizi igienici ; infine, corrispondenza scambiata con il datore di lavoro, allorquando, a bordo e in navigazione sullo yacht quale hostess, avevo altresì il compito di trasmettere i contratti di noleggio ai passeggeri per la loro sottoscrizione, oltre che svolgere le funzioni di interprete sia a bordo che a terra (parlo fluentemente inglese, italiano, russo, polacco ed ucraino).”

Comandante Margadonna, non spetta a COSMAR formulare la sentenza sul suo operato che ricordiamo in qualità di ufficiale di polizia giudiziaria lei avrebbe dovuto immediatamente dare corso alle indagini preliminari. Sembra stia iniziando a fare il suo dovere solo adesso dopo nove mesi dall’accaduto e lo sprono mediatico di COSMAR, speriamo almeno non perda altro tempo e permetta agli organi giudicanti di avere notizie e prove al fine di giustizia.

Ad oggi, anche a causa del suo mancato operato, la nostra socia hostess dottoressa Anastasiia Orlova non solo non ha avuto giustizia, ma non ha visto il becco di un quattrino. Lei e tutti gli altri coinvolti in questa vergognosa quanto triste storia avete la più pallida idea cosa voglia dire per una persona subire quello che Anastasiia ha subito, essere stata abbandonata, essere invalida e non esserle stato risarcito neanche un centesimo ?

Una brutta pagina per la nostra Marina Mercantile, una pagina che molto volentieri non avremmo mai voluto scrivere.

Giorgio Blandina

 

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